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Varsavia

[:it]Bye Bye Warsaw…é tempo di tornare a casa[:]

[:it]Sono trascorsi esattamente 4 mesi e 11 giorni, da quella gelida ma soleggiata mattina d’inverno in cui ho messo, per la prima volta, piede a Varsavia.
Un sabato mattina come tanti altri, se non fosse stato per il fatto che quel giorno ha segnato l’inizio di TUTTO.


Era l’11 Febbraio e se mi guardo indietro, adesso che sto per imbarcarmi dall’aeroporto di Varsavia sul volo per Roma con un biglietto di sola andata, quella mattina sembra essere così lontana, eppure è spaventosamente vicina.
Mi basta sfogliare le centinaia di foto salvate sul mio pc o nell’I-Phone per tornare indietro nel tempo a quando tutto è cominciato. È sufficiente chiudere gli occhi qualche secondo per rivivere tutto dal principio, ricordando ogni singolo giorno, particolare ed emozione.

Sono partita per Varsavia completamente sola e quando sono arrivata l’unica persona di riferimento era il “Buddy”, che mi era stato affidato dall’università (colui designato a “prendersi” cura di me e rispondere a tutte le mie domande). Ero già partita da sola non rappresentava un problema, ma questa volta era tutto diverso.

Era la prima volta che partivo con un biglietto di sola andata in mano, senza sapere ancora quando sarei tornata a casa. Era la prima volta che andavo via per un periodo così lungo e l’adrenalina che sentivo scorrere nelle mie vene non sarei in grado di spiegarla a parole. Non ero mai andata a vivere da sola, nè tanto meno in un paese straniero per così tanto tempo.

I primi giorni sono andata a stare in Hotel, non avendo ancora trovato una casa, il che mi terrorizzava a morte e non mi ha fatto dormire per un paio di notti. Chi l’avrebbe mai immaginato che trovare un appartamento fosse così complicato?

Diciamo che il mio Erasmus non è cominciato nel modo giusto, ma le cose sono cambiate in meno di una settimana. Ho trovato quella che negli ultimi mesi ho chiamato la MIA casa. Il senso di indipendenza che ho provato quando ho affittato un appartamento (seppur pagato con i soldi dei miei genitori) a mio nome è un’emozione impagabile.

Una volta a arrivata a Varsavia, per un paio di giorni, sono stata letteralmente investita e stordita dalla sua imponenza. I palazzi del centro erano troppo alti e moderni, con tutto quel vetro (quasi fosse un difetto), completamente diversi da quelli di Palermo, il clima dannatamente freddo, ogni superficie era coperta da un bianco manto di neve, le persone troppo bionde e magre, le strade troppo ampie e la lingua estremamente difficile per non dire incomprensibile. Ero circondata da una realtà diversa ed ero completamente sola, in un paese che non ero il mio. 

Dopo oltre quattro mesi passati a Vivere (con la v maiuscola) a Varsavia, passeggiare per le sue larghe strade non mi intimidisce più come i primi giorni. Sedermi in un cafe e ordinare una fetta di torta, andare all’università o a fare la spesa, prendere il tram e la metro per i miei spostamenti sembrano essere le cose più normali e giuste da fare.
Quella vita che a fine Febbraio era frenetica, elettrizzante e così diversa dalla mia quotidianità a Palermo è diventata in pochissimi giorni la mia routine e oggi che sto ritornando a Palermo mi chiedo come farò a farne a meno. Come riuscirò a tornare indietro alla mia vecchia vita.

Negli ultimi mesi ho vissuto costantemente di corsa e rincorrendo il secondo perché non era possibile perdere tempo. Ogni impegno deve essere incastrato a regola d’arte perché il tempo è denaro e ci sono solo 24 ore in un giorno. Questa frenesia, andare a letto dopo aver visto l’alba e dormire un paio d’ora perché nonostante tutto bisogna andare a lezione è qualcosa che mi mancherà al mio rientro. La mia vita non mi sembrerà noiosa dopo tutto questo?! Probabilmente si.


Dopo più di quattro mesi, questa mattina sono uscita dal portone di casa (senza correre verso la fermata del tram) per dirigermi all’aeroporto, ma prima di salire sulla macchina mi sono concessa il lusso di lasciarmi meravigliare ancora una volta dalla bellezza della vista. Sono rimasta incantata per alcuni minuti sul marciapiede ad ammirare ancora una volta lo skyline di Varsavia, il profilo di questa città che, negli ultimi mesi, è diventata un po’ mia e che mi azzardo a chiamare casa, pur essendo a km di distanza dalla mia vera casa.

Alla fine di tutto è giunto il momento di fare un veloce bilancio e tirare le somme (anche se non sono mai stata brava in matematica) di quella che è stata l’Esperienza più bella, folle e imprevedibile della mia vita.

Quante cose possono succede in appena 4 mesi? Quanta vita può esserci in un periodo di tempo così limitato??

Lezioni in inglese con professori che hanno studiato ad Harvard o lavarono per chissà quale ente, cene internazionali, viaggi alla scoperta dell’Europa, party, predrinking party, tornei di beer-pong, hamburger da Mcdonald’s o kebab alle 4:00 di notte, giornate intere all’università, sessioni intense di studio a notte fonda, pranzi improbabili ed improponibili alla mensa dell’università, amici che provengono da tutte le parti del mondo.

Non so ancora quante ore di sonno ho perso in questi mesi. Sono certa che il mio fegato non vede l’ora di ritornare a casa e godersi del meritato riposo, ma vorrei che fosse chiaro che l’Erasmus è molto di più di party folli fino al mattino.

Questo Erasmus mi ha salvata in un momento in cui non sapevo di averne bisogno. Mi ha allontanato fisicamente dalla mia vita e mi ha mostrato quanto siano piccoli e banali i miei “problemi”. Mi ha insegnato a cavarmela da sola in ogni situazione, a contare sulle mie forze e a credere in me stessa. Mi ha insegnato che cosa voglia dire essere europei, perchè pur essendo in un paese diverso dall’Italia non mi sono sentita fuori posto o in un luogo al quale non appartenevo.

Soprattutto mi ha insegnato che il mondo non ha confini, così come vogliono farci credere, e che in fin dei conti, pur appartenendo a stati e culture differenti, non siamo poi così diversi. In questi mesi ho stretto amicizie con gente proveniente da paesi così lontani e diversi che probabilmente non rivedrò più per via della distanza…Eppure il mondo non mi è mai sembrato così piccolo.

È questo che rende l’Erasmus magico e irripetibile:le persone!

Ragazzi e ragazze con cui trascorri i mesi più belli della tua vita, che impari a conoscere in pochi giorni, e  diventano la tua famiglia.

Sembra impossibile ed è ancora difficile da digerire come idea, ma il mio Erasmus è finito. L’ho desiderato e aspettato per così tanto tempo che il pensiero che sia giunto alla sua fine fa male. Un filo di tristezza e tanta malinconia a questo punto sono più che giustificati. Se ripenso a tutto quello che è successo in questo periodo, ai traguardi che ho raggiunto e le sfide che ho superato non riesco a trattenere la felicità e la soddisfazione. Perché questi 4 mesi sono stati, nel bene e nel male, quelli in cui ho imparato cosa vuol dire Vivere.

È tempo di tornare a casa e lasciare Varsavia, ma questo non è un addio…

 

 [:en]Sono trascorsi esattamente 4 mesi e 11 giorni da quella gelida mattina in cui ho messo piede a Varsavia.
Quel sabato mattina, quell’11 Febbraio che se mi guardo indietro sembra essere così lontano, ma che in realtà pensandoci bene è spaventosamente vicino.
Mi basta riguardare le centinaia di foto salvate sul mio pc o nell’iphone per tornare indietro nel tempo a quando tutto è cominciato. È sufficiente chiudere gli occhi qualche secondo per rivivere ogni singolo momento dal principio, ricordando ogni singolo particolare ed emozione.
Dopo oltre quattro mesi passati a Vivere (con la v maiuscola) a Varsavia, passeggiare per le sue larghe strade non mi intimidisce più come i primi giorni. Sedermi in un cafe e ordinare una fetta di torta, andare all’università o a fare la spesa, prendere il tram e la metro per i miei spostamenti sembrano essere le cose più normali e giuste da fare.
Quella vita che a fine Febbraio era frenetica, elettrizzante e così diversa dalla mia quotidianità a Palermo è diventata in pochissimi giorni la mia routine e oggi che sto per salire sul volo che mi riporterà a Palermo mi chiedo come farò a farne a meno. Come riuscirò a tornare indietro alla mia vecchia vita. Ogni impegno deve essere incastrato a regola d’arte per non perdersi nulla. Negli ultimi mesi ho vissuto costantemente di corsa e rincorrendo il secondo perché non era possibile perdere tempo. Questa frenesia, andare a letto dopo aver visto l’alba e dormire un paio d’ora perché nonostante tutto bisogna andare a lezione è qualcosa che mi mancherà al mio rientro. La mia vita non mi sembrerà noiosa dopo tutto questo?! Decisamente si.
Quando si parla dell’erasmus le reazioni che si hanno da parte degli altri studenti sono più o meno le stesse. Una minima parte mostra interesse quasi ammirazione “io nonsarei in graddi andare così lontano in un paese di cui non conosco la lingua ne un abitante” ma la stragrande Maggioranza vi dirà la solita frase “vai a prendere 30 facili senza studiare.
Ecco oggi vi voglio parlare dell’erasmus al di là dei soliti luoghi comuni. D’altronde chi può farlo meglio di uno studente Erasmus?
A poco più di un mese dalla fine credo che sia giunto il momento di fare un bilancio e tirare un po’ le somme (anche se non sono mai stata brava in matematica) di quella che è stata l’esperienza più bella della mia vita.
Un filo di tristezza a questo punto credo che sia più che giustificata. In questi mesi ho stretto amicizie con gente proveniente da paesi così lontani e diversi che non rivedrò mai più. Eppure è anche questo che rende l’erasmus magico e irripetibile, le persone con cui hai trascorso i mesi più belli della tua vita non avrai più modo di vederli (e se si è tanto fortunati da vedere qualcuno non si riuscirà ad essere mai tutti insieme)
Sono partita per Varsavia la mattina di sabato 11 febbraio completamente sola e quando sono arrivata l’unica persone di riferimento era il Buddy che mi era stato affidato dall’università (colui designato a “prendersi” cura di me e rispondere a tutte le mie domande). Sono andata a stare in hotel non avendo ancora trovato una casa, il che mi terrorizzava a morte.
Era la prima volta che partivo con un biglietto di sola andata in mano senza sapere ancora quando sarei tornata a casa. Era la prima volta che andavo via per un periodo coì lungo e l’adrenalina che sentivo scorrere nelle mie vene non sarei in grado di spiegarla a parole.
Non ero mai andata a vivere sola, lontano per così tanto tempo in una casa che, seppur per alcuni mesi, ho chiamato Mia.
Dopo più di quattro mesi oggi sono uscita dal portone di case e mi sono rimasta incantata per alcuni minuti sul marciapiede ad ammirare ancora una volta lo skyline di Varsavia, il profilo di questa mia città che mi azzardo a chiamare casa pur essendo a km di distanza dalla mia vera casa.

L’europa non vi sembrerà essere mai stata così piccola
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1 Comment

  • elisabettafvg
    22 Giugno 2017 at 3:21 pm

    Buon rientro con una valigia piena piena di emozioni, immagini,volti,sorrisi.E’ difficile esprimere i sentimenti ma tu prova, tra una foto e l’altra (finora ci sei riuscita alla grande-per me),per trasmetterci tutta questa bella esperienza , il lato bello della vita…tranquilla con tutta questa adrenalina ed entusiasmo, il tuo fegato guarirà subito subito e di notte farai dei bellissimi e coloratissimi sogni! Buona buona giornata e nottata! 🙂

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